La presenza di amianto non costituisce un vizio della cosa in quanto  la normativa non vieta in assoluto la presenza del materiale in immobili  costruiti  antecedentemente  alla data di entrata in vigore della legge 257/92.

La stessa legge 257/92 impone , ove ricorrano i presupposti previsti dai decreti legislativi 277/91 e 257/2006, la valutazione costante del rischio e la gestione per evitarne o contenerne la pericolosità, prevedendo il solo  monitoraggio quando le condizioni dei manufatti in amianto sono buone o l’utilizzo di materiali quali isolanti o vernici che ne  impediscono la dispersione di fibre nell’ambiente.

La presenza di amianto non può definirsi come un vizio dell’immobile  locato e, anche se   il conduttore non fosse stato messo al corrente della presenza del materiale, non fa scattare la corrispondente tutela in materia di vizi (art. 1578 c.c.).

Qualora il locatore manifesti l’esigenza di bonifica dell’immobile, gli interventi di smaltimento sono da considerarsi come  manutenzione straordinaria.

Il mancato godimento dell’immobile  locato durante l’esecuzione di bonifica da parte del locatore  non implica il diritto del conduttore al risarcimento del danno, ma, ai sensi dell’art. 1584 c.c., la facoltà di chiedere una riduzione del corrispettivo oppure  la risoluzione del rapporto solo se l’esecuzione delle riparazioni si protrae per oltre un sesto della durata della locazione e, in ogni caso, per oltre venti giorni. 

Tutto ciò ovviamente è da considerarsi valido nell’ipotesi in cui, al momento della sottoscrizione del   contratto,  le strutture  in amianto non fossero pericolose sotto l’aspetto del possibile rilascio di fibre; in caso contrario, se la copertura in amianto fosse stata  danneggiata  e la presenza di amianto taciuta, il è  vizio sanzionabile con la risoluzione del contratto e con richieste  risarcitorie adeguate  alla  gravità delle conseguenze per la salute umana.