L’art. 18 del decreto legge n. 133 del 12 settembre 2014 (cd. Decreto “Sblocca Italia”) convertito nella legge n. 164 del 11 novembre 2014  ha previsto che, nell’ambito dell’art. 79  legge n. 392/1978 (cd. Legge “Equo Canone”), sia aggiunto il seguente paragrafo: “In deroga alle disposizioni del primo comma, nei contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione, anche se adibiti ad attività alberghiera, per i quali sia pattuito un canone annuo superiore ad euro 250.000, e che non siano riferiti a locali qualificati di interesse storico a seguito di provvedimento regionale o comunale, è facoltà delle parti concordare contrattualmente termini e condizioni in deroga alle disposizioni della presente legge. I contratti di cui al periodo precedente devono essere provati per iscritto”.

Il legislatore ha pertanto ritenuto che nel caso di “grandi locazioni” il  sistema di tutele  previste a favore del conduttore nei confronti del locatore  non avesse più ragione di essere.

Le  parti possono quindi liberamente concordare ad esempio:

•la durata minima del contratto (che quindi può essere inferiore a sei anni nel caso di immobili commerciali o nove nel caso di immobili ad uso alberghiero);
•la facoltà di recesso del conduttore, potendo escluderla anche qualora ricorrano i “gravi motivi” di cui all’art. 27 L. 392/1978;
•i motivi di diniego di rinnovo del contratto da parte del locatore alla prima scadenza contrattuale, finora tassativamente previsti nel già citato art. 27;
•criteri di aggiornamento del canone svincolati dall’indice ISTAT;
•i diritti del conduttore in tema di prelazione per l’acquisto e la nuova locazione dell’immobile nonché in tema di indennità per la perdita dell’avviamento, diritti che in forza della nuova norma possono pertanto essere legittimamente esclusi;
•una disciplina della sublocazione dell’immobile e della cessione del contratto autonoma rispetto alla cessione o all’affitto dell’azienda.