Se stai pensando di pubblicizzare il tuo immobile ricordati che potresti dover pagare un’imposta comunale.

Leggi l’articolo per capire come muoverti.

L’imposta comunale sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni sono disciplinati dal  D. lgs. 507/1993.

L’art. 17  prevede l’ ipotesi di esenzione dal pagamento dell’imposta per quel che riguarda  gli avvisi al pubblico per la locazione o la compravendita degli immobili, esposti sulle vetrine, sulle porte di ingresso o, in mancanza, nelle immediate adiacenze, di dimensioni non superiori ad 1/4 di metro quadrato.

Quindi rispettando questi parametri (esponendo sul cancello, sulla porta d’ingresso, sul balcone o nelle immediate vicinanze)  non si è tenuti  al pagamento di alcuna tassa, nemmeno della marca da bollo.

Se il cartello supera le dimensioni prescritte  o viene esposto in un luogo non adiacente a quello dell’immobile pubblicizzato, si è di fronte ad una vera e  propria pubblicità quindi è necessario pagare la  cosiddetta imposta pubblicitaria presentando la richiesta all’ufficio comunale competente corredata da 2 marche  da bollo di 16,00 euro: una per la richiesta e l’altra  per l’autorizzazione all’esposizione.

Il tutto  dovrà essere integrato con quanto previsto e disciplinato dai singoli regolamenti comunali.

Ti è arrivata una sanzione sanzione amministrativa che cita l’art. 23 del Codice della strada?

La norma è collocata nel titolo e nel capo relativo alla tutela delle strade e delle aree pubbliche a disciplina dell’esposizione di annunci, insegne e cartelli per le strade onde evitare che la collocazione di tali cartelli pubblicitari possano confondersi con la segnaletica stradale, ridurne la visibilità o  comprometterne la comprensione.

Per questo motivo è necessaria l’autorizzazione dell’ente proprietario della strada (se dunque la strada è comunale, è richiesta l’autorizzazione del Comune) che con appositi regolamenti disciplina le modalità di affissioni.